L’appello di 13 associazioni ai candidati alle elezioni regionali sui temi ambientali

Nella corsa finale della campagna elettorale che deciderà chi sarà il prossimo Presidente e quale sarà la composizione del Consiglio regionale della Lombardia, le associazioni ambientaliste si rivolgono ai candidati con un documento riassuntivo dei temi considerati imprescindibili per il futuro della regione.

«Nel prossimo quinquennio il territorio regionale sarà interessato da sfide ambientali cruciali per il futuro. In alcuni casi, come per le trasformazioni connesse alle infrastrutture stradali, siamo di fronte a processi in continuità con il passato recente, in altri a eventi con un potenziale trasformativo enorme e con implicazioni ambientali da gestire in prospettiva pluridecennale durevole e sostenibile. Per queste ragioni si ritiene utile puntare l’attenzione su alcuni nodi chiave con cui le politiche ambientali si dovranno confrontare, cercando di indicare esempi e ricadute a diverse scale e su diversi ambiti territoriali – spiegano i rappresentanti delle associazioni Legambiente, LIPU, Touring Club Italiano, WWF, Italia Nostra, INU, Società Geografica Italiana, Pro Natura, Istituto Oikos, Ambiente&Lavoro, Sigea, VAS, Umana Dimora – Ci si auspica vengano avviati processi istituzionalizzati di ascolto dei bisogni e di co-progettazione rigenerativa, all’interno dei quali ci poniamo come interlocutori capaci di poter contribuire all’attuazione di strategie trans-scalari guidate da una visione sostenibile con gli obiettivi di contrastare le disuguaglianze socio-spaziali, facilitare l’accesso ai servizi in modo diffuso e migliorare la qualità di vita per un nuovo abitare rispondente ai bisogni delle diverse categorie di cittadini».

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Nel documento condiviso redatto dalle associazioni ambientaliste, il primo capitolo riguarda la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico. L’obiettivo di raggiungere zero emissioni di CO2 in atmosfera entro il 2050 resta una sfida difficile per una Regione densamente abitata, con notevole presenza industriale e agricola, ma possibile attuando la riduzione dei consumi energetici da una parte e la produzione di energia in modo rinnovabile dall’altra, come la promozione di diffuse Comunità Energetiche Rinnovabili.

La transizione ecologica avrà successo solo se riuscirà a gestire e governare l’impatto della transizione ecologica sul lavoro, sulla sua quantità e qualità, e se saprà accompagnare le trasformazioni necessarie del sistema produttivo, con la partecipazione e il consenso più ampio possibile dei cittadini, delle cittadine e delle parti sociali. Le associazioni firmatarie richiamano la Regione al suo ruolo, sia sul piano nazionale rivendicando politiche industriali di settore coerenti con la transizione ecologica, sia con politiche regionali di carattere sociale e occupazionale, tese a sostenere e accompagnare un processo giusto in tal senso, anche attraverso l’utilizzo delle risorse del PNRR, con investimenti sulle competenze e sulla formazionedei lavoratori. I settori che saranno più coinvolti dagli effetti della transizione ecologica in Lombardia sono: la filiera del settore automobilistico, in particolare le aziende della componentistica e le aziende direttamente coinvolte nella produzione e nel consumo di energia fossile, e quelle chi si occupano di economia circolare legate alla gestione dei rifiuti.

Capitolo governo dei territori. Nel documento condiviso spicca la sottolineatura di una carenza nei programmi dei candidati alla presidenza della Regione Lombardia di questo tema e la conseguente richiesta di una maggiore cooperazione tra i diversi enti gestori delle aree sottoposte a vincolo ambientale per la realizzazione di un futuro Piano Paesaggistico Regionale adeguatamente progettato, che miri ad assicurare una governance ambientale multilivello e reticolare. Un piano di concerto anche con il Ministero della Cultura è necessario, secondo le sottoscriventi, per la tutela del paesaggio come valore strategico sia dal punto di vista ecologico sia turistico, mettendo chiari argini al proliferare del consumo di suolo per la realizzazione di infrastrutture e impianti.

Per queste ragioni la rigenerazione urbana e territoriale deve rappresentare un obiettivo prioritario e ineludibile per arrivare all’obiettivo di consumo di suolo zero entro il 2050, come fissato in molti paesi europei. Per farlo nel documento si elencano azioni concrete, come il miglioramento e l’ampliamento dell’offerta abitativa; l’incremento della dotazione e della qualità ambientale degli spazi aperti urbani; il rafforzamento delle prestazioni ecologiche dei suoli nella fornitura di servizi ecosistemici; la riduzione delle diseguaglianze nell’accesso ai servizi primari, in particolare nelle aree marginali e rurali; il recupero di situazioni complesse di degrado a causa della presenza di una grande quantità di aree dismesse; la messa in sicurezza dal rischio di dissesto idrogeologico.

Capitolo conservazione della biodiversità e aree protette. Il 23% della superficie della Lombardia è compreso in aree protette e vanta habitat e specie uniche nel contesto italiano. Un patrimonio minacciato dall’attività antropica che necessita di interventi di tutela più stringenti. Il target del 30% del territorio protetto, anche tramite il completamento della rete di riserve naturali, è l’obiettivo a cui mirare. Un accenno in questo paragrafo va anche al ritardo nell’adozione del Piano Territoriale del Parco dello Stelvio.

La sfida della riduzione dell’inquinamento resta prioritaria e chiama politiche ambientali incisive, perché a oggi la qualità dell’aria è ancora molto lontana dai livelli raccomandati dall’OMS. Ci si aspettano, dunque, politiche che mirino a tagliare drasticamente le emissioni da motorizzazioni stradali e quelle da agricoltura e allevamento intensivo. 

Nel primo caso, la soluzione parte necessariamente dalla realizzazione di un sistema di trasporto pubblico regionale intermodale e interconnesso, per giungere a una drastica riduzione dell’uso del trasporto su gomma sia per le persone sia per le merci. 

Il tema del comparto agricolo e zootecnico è centrale nel futuro sostenibile della regione, secondo modelli di sviluppo che già da tempo hanno mostrato la necessità di un ripensamento dei sistemi di produzione alimentare. La Lombardia agricola esprime il 50% della produzione nazionale di latte e carni suine occupando il 7% delle terre coltivate italiane, ma per farlo utilizza il quintuplo dei fertilizzanti, rilasciando oltre un quarto delle emissioni climalteranti dell’intera agricoltura nazionale. Sono gli effetti di un eccesso di specializzazione zootecnica, che confligge con la capacità di approvvigionarsi con le risorse del territorio e dell’imperversare di colture dominanti in pianura, che esprimono un fabbisogno irriguo difficile da coprire nelle sempre più ricorrenti annate di siccità. In questa direzione, gli obiettivi fissati dalla strategia europea “Farm to Fork” rappresentano una guida alla quale riferirsi per la programmazione del settore verso il 2030: dimezzare l’uso di pesticidi chimici; ridurre di almeno il 20% l’uso di fertilizzanti; dimezzare le vendite totali di antimicrobici per gli animali d’allevamento; trasformare il 25% dei terreni agricoli in aree destinate all’agricoltura biologica.

E proprio a proposito di siccità, la questione della tutela delle risorse idriche determina quanto sia fondamentale puntare al riequilibrio del bilancio idrico, incrementando da una parte l’efficienza degli usi, dalla corretta depurazione all’introduzione di misure più stringenti di governo delle derivazioni con finalità idroelettrica nel reale rispetto del Deflusso Ecologico e dall’altra l’aumento della resilienza agli eventi estremi, che siano di eccessiva portata d’acqua o al contrario di prolungata carenza.

Uno sguardo infine ai grandi eventi che interesseranno il territorio lombardo, su tutti le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, per le quali la sottovalutazione dei costi ambientali e sociali, potrebbero tradursi in una imposizione di strutture inutili e un consumo di risorse, che non si sposano con le reali esigenze dei territori coinvolti. Le associazioni che sottoscrivono il documento si dicono preoccupate per la mancanza di informazioni sulle modalità di progettazione e di realizzazione di tali opere e soprattutto dalle procedure che tendono a eliminare la Valutazione Ambientale Strategica, considerata da alcuni come inutile ostacolo. Pertanto, richiamano la Regione a farsi garante di procedure corrette nel rispetto della sostenibilità degli interventi, attività che non si confina certo al solo caso delle Olimpiadi invernali, ma in generale all’utilizzo del territorio per sport e attività ricreative, che hanno pesanti impatti sull’ambiente e la biodiversità, oltre a essere incompatibili con un uso più consono di aree fragili come quelle montane, la cui vocazione turistica deve guardare oltre l’offerta della neve.

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