Legambiente Lombardia: “Soddisfazione per questa conferma, che fissa in modo inequivocabile le responsabilità per uno degli episodi più gravi degli ultimi anni. Il modello di concertazione usato tra gli enti di controllo deve diventare la regola in ogni indagine ambientale.”

Questa mattina la seconda sezione penale della Corte di Appello di Milano ha confermato le condanne nei confronti dei responsabili dell’incendio e della gestione illegale dei rifiuti della “Eredi Bertè” di Mortara (PV), azienda per la gestione dei rifiuti in provincia di Pavia.
I giudici hanno parzialmente riformato la sentenza, riducendo la pena di Vincenzo Bertè da 6 a 4 anni di reclusione (che potrà scontare agli arresti domiciliari) e da 7 a 5 anni di reclusione quella di Andrea Biani, confermando la restante parte della sentenza di primo grado relativa alle pene accessorie e al risarcimento nei confronti delle parti civili costituite.
I fatti risalgono al settembre del 2017, quando si sviluppò un incendio di enormi dimensioni nell’impianto di gestioni rifiuti di Mortara, il cui spegnimento ha tenuto impegnati i Vigili del Fuoco per oltre ventiquattro ore. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica, dalla Polizia Giudiziaria e dall’ARPA di Pavia hanno consentito di individuare nei vertici dell’azienda e in un loro stretto collaboratore i responsabili della gestione illecita dei rifiuti speciali, che ha avuto il suo epilogo nel rogo dell’intero impianto come estremo tentativo di occultare i fatti e le prove.
“Confermiamo la nostra soddisfazione per questa sentenza, frutto dell’eccellente lavoro svolto dagli inquirenti, che fissa in modo inequivocabile le responsabilità per uno dei più gravi episodi di incendio di un impianto di trattamento rifiuti della Lombardia,” dichiara Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia. “L’incendio della Eredi Bertè si colloca in quella stagione in cui i territori della Lombardia sono stati molto spesso teatro di enormi roghi di rifiuti. Una stagione da cui si è usciti grazie alla collaborazione e concertazione tra differenti enti di controllo. Un modello molto efficace che purtroppo non è più stato replicato una volta terminata l’emergenza incendi nel settore rifiuti.”
Legambiente Lombardia si è costituita parte civile attraverso il suo Centro di Azione Giuridica (CeAG) ed ha seguito il procedimento di primo e secondo grado per far valere le ragioni dell’associazione e più in generale della cittadinanza, costretta a convivere per lungo tempo con una situazione di inquinamento e degrado ambientale.






