Un comune su tre ha consumato troppo nell’arco dell’ultimo mandato
Oltre all’edilizia residenziale pesano grandi infrastrutture, poli logistici e data center
Il confronto tra capoluoghi di provincia: Lecco a consumo di suolo zero, Mantova al top per il cemento sui campi
Legambiente Lombardia: “Alle future maggioranze che usciranno vincitrici da questa tornata elettorale chiediamo di fermare la perdita di suolo libero, pianificando con attenzione il futuro dei territori.”

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Sono novantatré i comuni lombardi al voto nel prossimo fine settimana, tra essi anche due capoluoghi, Lecco e Mantova. Un’occasione per tracciare un bilancio, tra i tanti temi di sostenibilità, sul suolo consumato nella consiliatura secondo i dati disponibili. Una criticità ambientale, quella di un eccessivo consumo di suolo, sul quale le amministrazioni comunali hanno spesso una grande responsabilità, sia nel pianificare le funzioni urbanistiche, sia nell’autorizzare i singoli interventi edilizi.
I dati presi in considerazione sono quelli dell’inventario nazionale, pubblicato annualmente da ISPRA (Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Roma 2025), che descrive le variazioni del consumo di suolo al livello comunale. I dati 2025 non sono ancora disponibili, quindi nelle nostre elaborazioni abbiamo confrontato i dati del quadriennio 2021-2024, comunque utili per una valutazione sulle attività del mandato politico nei comuni interessati.
Tra i comuni per lo più di piccole dimensioni che non hanno consumato suolo, si fa notare anche Lecco: un capoluogo a consumo di suolo quasi zero, risultato di una corretta gestione ambientale, almeno in questo ambito. Oltre un terzo dei comuni coinvolti in questa tornata elettorale hanno invece cementificato, nel periodo considerato, almeno un ettaro di suolo agricolo di media.
In questa lista meno rassicurante si fa notare il capoluogo di provincia, Mantova, che cede oltre 50 ettari di suolo, in gran parte legato a nuovi capannoni e aree logistiche sorte in prossimità dell’autostrada del Brennero: tutte aree già edificabili che però, rimane il dubbio, potevano essere forse sottratte per tempo a un consumo così esteso.
Un po’ diverso è il discorso per i comuni che hanno invece subito scelte che vengono da più lontano, vale a dire dalla programmazione di grandi infrastrutture di interesse nazionale o regionale: tra questi Lonato del Garda (BS) che perde quasi 22 ettari di suolo in gran parte legati ai cantieri della ferrovia ad alta velocità; Casorate Sempione (VA) con 23 ettari di boschi annientati per il passaggio del raccordo ferroviario con Malpensa; Segrate (MI), investita dai cantieri della nuova strada Cassanese per 16 ettari di suolo, e infine Parabiago (MI) che ha dovuto cedere oltre 5 ettari alle vasche di laminazione del fiume Olona (ma ha anche cementificato aree verdi in città a favore di nuove attività commerciali e parcheggi). Il danno ambientale subito da questi comuni non è quindi imputabile, se non in parte, alla responsabilità dell’amministrazione locale, ma è comunque molto rilevante.
Tra gli altri comuni che hanno consumato molto suolo si fanno notare in particolare Bollate (MI), in cui sono stati attuati, e sono tuttora in corso, grandi interventi per edilizia residenziale e Vigevano (PV), per i nuovi centri commerciali.
Tra le grandi trasformazioni le più evidenti sono quelle che riguardano la realizzazione di nuovi poli logistici, a Voghera (PV), Silvano Pietra (PV), Borgo San Giovanni (LO) mentre nei centri della pianura come Cividate (BG), Sorisole (BG), Corte Franca (BS), Soncino (CR), Rivolta (CR), Viadana (MN) si tratta soprattutto di ampliamenti o saturazioni di distretti industriali, oltre agli immancabili data center come a Vellezzo Bellini (PV).
Tra le tipologie legate agli insediamenti urbani, si fa notare la crescita delle strutture coperte per lo sport, come a Guanzate (CO), Casnate (CO), Talamona (SO) e, nelle località turistiche, l’edilizia residenziale a Madesimo (SO) e Laveno Mombello (VA); il resto sono attività artigianali, cantieri e nuove viabilità.
“Le elezioni amministrative locali sono un importante momento di partecipazione alle scelte di governo del territorio. L’impegno che chiediamo ai futuri sindaci e alle maggioranze che usciranno vincitrici è quello di fermare la perdita di suolo, che dipende in misura determinante dalle scelte urbanistiche sviluppate a livello locale”, reclama Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Consumare meno suolo non è una scelta nostalgica, ma una strategia di buon governo: è possibile attuarla puntando alla rivitalizzazione di tessuti insediativi sottoutilizzati o dismessi, arginando le operazioni di natura speculativa, come quelle per la realizzazione di grandi edifici per la logistica o data center in mezzo alle campagne. Salvare suolo è in ogni caso il migliore investimento per il futuro di paesi, città e territori della Lombardia.”






