
di Beatrice Zanardo*
È di pochi giorni fa la notizia del ritrovamento di quello che sembrerebbe essere un felino della specie serval (Leptailurus serval) o un suo ibrido, a Garbagnate Milanese. L’animale è stato catturato dal Gruppo Carabinieri Forestale di Milano e trasportato in una clinica veterinaria.
Com’è potuto succedere che un carnivoro dell’Africa subsahariana, classificato come animale selvatico pericoloso, sia stato trovato alle porte di Milano? La detenzione di specie esotiche di questo tipo è infatti regolata dalla normativa del 2022, che proibisce importazione, commercio, riproduzione e possesso di animali selvatici ritenuti pericolosi “per la salute pubblica, per l’incolumità pubblica o la biodiversità”. Le sanzioni previste arrivano fino a 150.000 euro, con la confisca immediata dell’animale in questione.
Eppure, il commercio illegale di animali selvatici continua a rappresentare uno dei traffici illeciti più redditizi al mondo, con un giro d’affari che genera circa 20 miliardi di dollari all’anno. Le conseguenze non riguardano solo i singoli individui (che possono morire o subire gravi danni già durante le fasi di cattura o di trasporto): il prelievo di queste specie può infatti compromettere interi ecosistemi e mettere a rischio la biodiversità, soprattutto quando coinvolge animali a rischio d’estinzione. Inoltre, l’introduzione di animali alloctoni (non originari del luogo in cui giungono, portati da agenti esterni o dall’essere umano) nei territori d’arrivo può alterare gli equilibri ecologici locali, causando danni alla fauna nativa e favorendo la diffusione di malattie trasmissibili anche all’uomo, le cosiddette zoonosi.
Dalle evidenze, è chiaro che le sole misure giuridiche non bastano, senza che ci sia un cambiamento più profondo. Resta inoltre da chiarire che fine farà l’esemplare protagonista di questa vicenda: sarà fondamentale capire se sia nato in cattività, in tal caso un rinserimento nel suo habitat d’origine sarebbe quasi impossibile.
Altri episodi simili non sembrano averci insegnato gran che, come quello del pitone albino trovato a Vigevano, o il sequestro di tigri e leoni detenuti in condizioni inadeguate in un circo attendato alla periferia di Monza. Pensare di poter disporre come si vuole della vita degli animali, che esistano per intrattenerci, o che il prelievo di queste specie dal loro habitat non costituisca problema, conferma quanto ancora siamo distaccati da ciò che ci circonda. Forse sarebbe giunto il momento di smettere di considerare l’essere umano al di sopra di qualsiasi imperativo morale e materiale, ma prima di tutto in quanto parte, fra le tante, del sistema Terra.
*Legambiente Lombardia






