Al via “Fattore biometano”: la nuova campagna informativa di Legambiente, con partner principale FemoGas dedicata al ruolo chiave del biometano nell’economia circolare e nella lotta alla crisi climatica

“In Lombardia urgente una pianificazione della risorsa disponibile e un attento monitoraggio sugli impianti esistenti per uno sviluppo adeguato di questo settore”

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Parte oggi la campagna “Fattore biometano” con cui Legambiente intendesviluppare attività informative rivolte ai territori su un processo che, applicato a deiezioni zootecniche e scarti agroalimentari, ne permette il recupero e la valorizzazione per produrre energia sotto forma di gas metano, e fertilizzanti da reimpiegare nelle colture agrarie. Il prossimo anno sarà determinante per l’Italia dal momento che il PNRR ha assegnato importanti  risorse per lo sviluppo del settore, con l’impegnativo obiettivo di arrivare a produrre circa 2,2 miliardi di metri cubi di metano all’anno da impiegare o immettere nelle reti gas.

L’obiettivo della campagna è favorire l’educazione e la sensibilizzazione sulla tecnologia della digestione anaerobica della materia organica e sulla filiera di produzione di biometano, fornendo strumenti e informazioni ai cittadini
 attraverso incontri pubblici ed eventi di formazione nelle scuole primarie e secondarie.

Nel panorama italiano, la Lombardia è sicuramente la regione che più ha investito sulla digestione anaerobica in campo agricolo, ed oggi ha un territorio rurale costellato da centinaia di impianti per produrre biogas: questo prodotto, composto in gran parte da metano e CO2, non può essere immesso nelle reti gas e deve essere impiegato, direttamente nell’impianto, per produrre energia elettrica.  La produzione di biometano è un aggiornamento del medesimo processo, che permette di raffinare il gas ottenendo metano ad un grado di purezza idoneo alla commercializzazione. Per questo la conversione a biometano non consentirà, nel breve termine, di produrre più energia rinnovabile di quella prodotta attualmente in Lombardia, ma di produrla in una forma diversa: non più come elettricità ma come combustibile da impiegare in sostituzione del gas fossile, dunque una risorsa rinnovabile e strategica in particolare per quei settori cosiddetti hard to abate (dov’è cioè più difficile diminuire le emissioni climalteranti), per i quali con le tecnologie attuali è più lenta la transizione all’elettrico, in particolare in alcuni processi industriali e nel trasporto delle merci.

“Saremo al fianco delle imprese che intendono sviluppare impianti di biometano ‘fatto bene’,” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Soprattutto per ciò che riguarda la pianificazione della risorsa di alimentazione: non possiamo permetterci nuovi impianti che poi per funzionare hanno bisogno di importare scarti organici da altre regioni, o di coltivare campi agricoli per ‘nutrire’ i digestori anziché per ottenere foraggi e cibo: occorre imparare dagli errori fatti nella fase pionieristica del biogas, affinché la nuova generazione di impianti destinati a produrre biometano si sviluppi bene e senza distorsioni, per contribuire al Green Deal nella nostra regione.”

In Lombardia, regione zootecnica per eccellenza con un numero di animali allevati davvero eccessivo, i trattamenti anaerobici delle deiezioni animali hanno anche una importante funzione nella riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti. Bene, dunque, se una parte degli impianti a biogas si convertiranno a biometano. Anche per ridurre le emissioni occorre però fare tutto molto bene.

“La digestione anaerobica, che sia per produrre biogas o biometano, è un ‘retrofit’ per gli allevamenti, che oggi costituiscono la più importante tra le fonti emissive di inquinanti e di gas serra in Lombardia,” dichiara Damiano Di Simine responsabile scientifico Legambiente Lombardia e coordinatore della campagna MetaNO – coltiviamo un altro clima. “Occorre però uno standard impiantistico e gestionale molto più avanzato, affinché siano fortemente ridotte le ingenti perdite emissive di metano ed ammoniaca della filiera biogas/biometano, evitando che gli stessi impianti, anziché essere una soluzione al problema, diventino una fonte inquinante. In ogni caso, lo sviluppo del biometano deve essere pianificato insieme ad una politica regionale di riduzione dei capi allevati nella pianura lombarda.”

I sette criteri per un “biometano fatto bene” secondo Legambiente:

1) Dieta sostenibile degli impianti: il biometano va prodotto utilizzando scarti agroalimentari, deiezioni animali, residui agricoli e sottoprodotti. No assoluto alle coltivazioni dedicate e all’intensificazione zootecnica.

2) Localizzazione coerente con il territorio: gli impianti devono sorgere dove esiste disponibilità di materia prima in loco, in stretto rapporto con le aziende agricole del territorio, entro un raggio massimo di 20-50 km.

3) Partecipazione e trasparenza: ogni impianto deve essere progettato con la comunità locale, garantendo informazione, controllo pubblico e percorsi educativi e partecipativi.

4) Gestione efficiente e controllata: l’impianto deve prevenire odori e perdite, adottare tecnologie avanzate e garantire la tracciabilità e la certificazione del biometano prodotto, come previsto dalla normativa.

5) Digestato gestito in modo agronomicamente sostenibile: il sottoprodotto solido e liquido dell’impianto va restituito ai suoli in modo controllato e utile, evitando dispersioni e impatti negativi, migliorando la fertilità dei terreni.

6) Recupero di CO₂ e azoto: l’upgrading del biometano deve includere l’estrazione della CO₂ per usi industriali e del contenuto azotato per la produzione di fertilizzanti naturali.

7) Innovazione e tecnologie migliori (BAT): ogni impianto deve investire costantemente in ricerca e innovazione, adottando le Migliori Tecnologie Disponibili per minimizzare gli impatti ambientali.

“Fattore biometano” è una campagna di Legambiente
Partner principale: FemoGas
Partner: A2A
Sostenitori: AB e Arpinge

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