Convegno sul nucleare in Lombardia

In un mondo sempre più elettrico e sempre più rinnovabile, dal nucleare non ci sono risposte utili per l’economia lombarda.

Legambiente: “Non è il momento delle chiacchiere nucleari, serve più generazione elettrica rinnovabile e, in prospettiva, più capacità di stoccaggio”.

il governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana (ph.: Lombardia Notizie)

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E’ stato siglato oggi a Milano un memorandum tra Regione Lombardia e AIEA – Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica per “studiare, approfondire e capire e individuare dove si possano eventualmente fare” impianti nucleari, sostenibili e diversi dal passato. Parole del Presidente regionale che spiegano il senso dell’accordo ma che fanno nascere più di una perplessità se non addirittura  contrarietà.

Da qui al 2030, infatti, secondo i dati IEA (International Energy Agency), nel mondo il fabbisogno di energia elettrica crescerà ad un ritmo sei volte più alto di quello della domanda energetica globale: elettrificazione dei trasporti, digitalizzazione ed intelligenza artificiale, ma anche crescita della climatizzazione elettrica nel riscaldamento e raffrescamento di abitazioni e aziende, saranno i settori che traineranno la trasformazione. 

In questa generalizzata crescita di domanda elettrica, le rinnovabili giocheranno la parte del leone: grazie ai bassi costi e alla rapidità di sviluppo. Nelle proiezioni IEA, solare ed eolico cresceranno dagli attuali 4700 Twh a 11.500 TWh nel 2030: una crescita del 145%, mentre la generazione da carbone diminuirà del 15%: troppo poco per gli obiettivi di decarbonizzazione, in assenza di politiche più coerenti con le sfide climatiche. Anche il nucleare è destinato a crescere, ma solo del 17% a livello mondiale, di fatto riducendo il suo peso sul complesso delle fonti di generazione elettrica globale.

L’Italia, nel confronto globale, ha dati abbastanza allineati per quanto riguarda la quota di generazione da solare, eolico e idroelettrico, mentre carbone e nucleare sono rimpiazzati da un maggior ricorso al gas naturale, ad altre rinnovabili (geotermico, biomasse) e dall’interscambio estero: nel 2024 le rinnovabili nel loro complesso hanno prodotto oltre il 41% del fabbisogno elettrico nazionale. Una situazione di buon allineamento con i dati globali che però è destinata a non durare a lungo, se il nostro Paese non accelererà nella transizione energetica.

“Questo è il mare energetico in cui la Lombardia dovrà imparare a nuotare nei prossimi anni. E dovrà farlo in fretta, per evitare che i costi energetici crescenti per imprese e famiglie mettano ko la competitività,” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Mentre le rinnovabili non faranno che crescere il nucleare non fornirà un solo KWh, se non nel lunghissimo periodo e a costi non competitivi. Non è il momento di perdere tempo in chiacchiere nucleari, ma di sviluppare e mettere in sicurezza il sistema di generazione rinnovabile per i crescenti fabbisogni elettrici. Oltre al fatto che c’è un tema di accettabilità sociale da non trascurare” 

La crescita delle rinnovabili deve avvenire unitamente agli stoccaggi necessari a sostenere la domanda nei momenti in cui le fonti non modulabili producono di meno. La Lombardia dispone già di stoccaggi importanti, rappresentati da dighe e ripompaggi che, nell’immediato, unitamente alle interconnessioni, sono in grado di stabilizzare il sistema elettrico. Occorreranno anche dispositivi di accumulo per il sistema elettrico del futuro prossimo venturo.

“Ciò che invece davvero non occorre sono le perdite di tempo dei dibattiti sul nucleare sostenibile, che non è una risposta per le imprese e per i consumatori lombardi,” concludono da Legambiente.

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