Dossier Mal’aria 2022

Per rientrare nei parametri dell’OMS le città dovrebbero ridurre mediamente del 33% le attuali concentrazioni di PM10. A Milano già oltre i 25 giorni su 35 di superamento

Smog in Lombardia

Un gennaio grigio smog, quello appena trascorso, con il vento arrivato in modo provvidenziale a ripulire l’aria trattenendo, per il prossimo futuro, l’ultimo scampolo di giornate di sforamento dei parametri europei. Troppo poco per affrontare un intero anno all’insegna dell’inquinamento.

“Se è vero che, guardando ai trend di lungo periodo, nei decenni abbiamo assistito ad un indiscutibile miglioramento della qualità dell’aria respirata dai cittadini lombardi, – chiosa Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – è anche vero che il miglioramento non scalza il primato negativo che la Lombardia, e in generale, la Pianura Padana, detengono rispetto al resto d’Europa. Basta un’annata con condizioni atmosferiche come quelle vissute a gennaio e a vanificare ogni passo in avanti. Forse di passi, ne servono molti e molti di più”.

Nel mese di gennaio, i dati relativi all’inquinamento da polveri sottili misurati nei capoluoghi lombardi si pongono in decisa controtendenza rispetto al 2021: il mese di gennaio 2022 ha presentato, complessivamente, un conto dell’inquinamento che fa segnare rispetto all’anno precedente un peggioramento severo, di oltre il 35% come media riferita alle concentrazioni misurate nei capoluoghi di provincia nel loro complesso, con dati particolarmente negativi nelle città di Monza e Milano, seguite dalle città della bassa pianura. Solo Sondrio, Varese e Lecco sono riuscite a mantenere un dato medio di qualità dell’aria all’interno dei valori richiesti dalle norme europee (40 microgrammi/mc), ma comunque molto superiore alla raccomandazione OMS (15 microgrammi/mc).

Il fenomeno di accumulo delle polveri sottili è stato preoccupante anche come durata, soprattutto a Monza e Milano, dove nell’arco di un solo mese sono stati ‘consumati’, rispettivamente, ben 23 e 25 dei 35 giorni annui in cui le norme europee consentono di eccedere la soglia limite per la salute, costituita dalla concentrazione di 50 microgrammi di PM10 per metro cubo di aria.

“I polmoni dei lombardi, proprio durante il picco dei contagi COVID, sono stati messi a dura prova dallo smog – dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – con una Regione che ha assistito impotente alla crescita degli inquinanti, attivando misure di contenimento inefficaci presenti nel Protocollo firmato dalle Regioni del Nord, che però si sono rivelate tardive e a macchia di leopardo. Le limitazioni a traffico e sistemi di riscaldamento sono necessarie per cercare di limitare i danni dello smog alla salute, ma devono essere attivate in modo tempestivo, con una comunicazione istituzionale adeguata e mobilitando le polizie locali per prevenzione e controlli.”

Appare evidente che anche di fronte alla revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che avrà parametri più vicini a quelli dell’OMS, occorra mettere in campo azioni trasversali a tutti i settori della vita quotidiana per rientrare in tabelle più stringenti, in particolare nei settori che maggiormente contribuiscono allo smog con le loro emissioni: motori diesel, allevamenti intensivi e combustione di biomasse.

Per raggiungere gli obiettivi raccomandati dall’OMS, Milano dovrebbe ridurre le concentrazioni annuali di PM10 del 50%, così come Brescia, Lodi, Mantova e Cremona.

Per il PM2,5, particolato più fine che maggiormente desta preoccupazione per la salute, l’obiettivo di riduzione per città come Milano e Cremona dovrebbe essere addirittura tra il 75 e 80% su base annua.

Stessa sorte per il biossido di azoto, NO2, con una riduzione ipotizzata al 74% per Milano, seguite da Como, Bergamo, Pavia e Monza che dovranno ridurre le concentrazioni annuali del 68%.

La strada da fare per mettere fuori legge i veicoli inquinanti, riqualificare il patrimonio edilizio e renderlo meno inquinante, vietare lo spandimento invernale di liquami sui campi, ridurre il numero di capi allevati e ridurre il traffico automobilistico e congestione stradale nelle città è ancora tanta, e gli obiettivi di buona qualità dell’aria sono ancora lontani, ma non impossibile da raggiungere.

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