
leggi il comunicato di Rete Pace e Disarmo
Legambiente Lombardia ribadisce la propria posizione sui massacri in Palestina e nella Striscia di Gaza: crediamo nella democrazia e nei diritti umani, crediamo debbano essere garantiti ad ogni donna ed ogni uomo e crediamo che il diritto alla vita, all’autodeterminazione e alla terra valga per tutti i popoli, nessuno escluso.
Sosteniamo la Global Sumud Flotilla, la più grande missione marittima volta a interrompere l’assedio illegale di Israele e a portare aiuti umanitari a Gaza. Si tratta di una flotta internazionale sostenuta da una delegazione internazionale di 44 Paesi che credono nella dignità umana e nel potere dell’azione non violenta. A fine agosto la Global Sumud Flotilla partirà da Spagna, Italia e Tunisia per trasportare cibo e medicinali alla popolazione palestinese. Vi invitiamo a scoprire di più sulla Global Sudum Flotilla e a come ciascuno di noi può dare il proprio contributo, visitando il sito ufficiale della missione: https://globalsumudflotilla.org/
Condanniamo quindi con forza e a gran voce le atrocità che il governo israeliano sta commettendo a Gaza e nell’intero territorio Palestinese. Chiediamo nuovamente al Governo italiano e alle istituzioni europee di interrompere immediatamente l’esportazione di armi e di aiuti, revocando ogni accordo con il governo israeliano.
Perché questo avvenga occorrono:
– il riconoscimento da parte dell’Italia dello Stato di Palestina;
– la convocazione dell’ambasciatore Israeliano alla Farnesina con la richiesta d’immediata cessazione dei bombardamenti e del blocco degli aiuti a Gaza e per porre fine alle uccisioni e alle violenze in Cisgiordania;
– la sospensione della cooperazione militare, l’acquisto e la vendita di armamenti con e da Israele;
– la sospensione dell’accordo di partenariato UE/Israele;
– il rispetto e l’applicazione dell’ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia per violazione della Convenzione contro il genocidio;
– la restituzione della piena agibilità all’agenzie ONU a Gaza e in tutti i territori palestinesi occupati, ritirando la legge israeliana che mette al bando l’UNRWA (l’Agenzia per i rifugiati Palestinesi) e ripristinando i fondi per la cooperazione e per gli aiuti umanitari per Gaza e per la Cisgiordania;
– l’opposizione ad ogni piano di deportazione della popolazione palestinese fuori dalla loro terra e chiedere il ritiro dell’esercito israeliano dai territori palestinesi;
– la messa in atto di misure concrete per ottenere in tempi rapidi la restituzione delle terre sottratte illegalmente attraverso il progetto coloniale e la condanna delle azioni dei coloni supportate dal governo e dalle forze militari.
– l’accoglimento da parte del governo israeliano della risoluzione 242 votata il 22 novembre 1967 dal Consiglio di sicurezza dell’ONU emanata sulla scorta del VI capitolo della Carta delle Nazioni Unite.
Da marzo 2025 ormai gli aiuti umanitari entrano con il contagocce, i presunti punti di distribuzione di cibo della GHF – Global Humanitarian Foundation – istituita da Israele e controllata dalle forze militari israeliane sono delle trappole a cielo aperto che hanno ucciso oltre 500 persone e ferite 4000. La popolazione di Gaza è ufficialmente in stato di carestia, come proclamato dalle Nazioni Unite il 22 agosto, e oltre 500mila persone si trovano in condizioni catastrofiche.
Troviamo pericolosa anche la repressione e la censura che sta avvenendo in alcuni Paesi europei nei confronti di attiviste e attiviste che manifestano pacificamente il proprio dissenso rispetto al supporto e l’inazione dei governi europei.
Cosa possiamo fare noi?
Mentre chiediamo tutto questo al Governo italiano, non restiamo con le mani in mano, possiamo anche noi fare qualcosa.
Informarci
Anche in questa situazione le fake-news prosperano. Cerca canali di informazione autorevoli (se possibile, indipendenti), esci dalla bolla dei social, leggi gli articoli per intero e non fidarti dei grandi titoli, confronta le notizie e diffida delle catene di messaggi.
Negli ultimi due anni di guerra sono 192 i giornalisti uccisi e 60 imprigionati in un chiaro tentativo di mettere a tacere le testimonianze delle atrocità perpetrate sull’intero territorio palestinese. I media internazionali sono del tutto esclusi da Gaza. Segui quindi i giornalisti palestinesi come Bisan Owda (account Instagram), che quotidianamente documentano, stando in loco e mettendo a rischio la loro vita, gli orrori perpetrati dallo Stato Israeliano.
Condividere
Parlane con chi conosci, condividi le notizie e dai voce al popolo palestinese per tenere accesa l’attenzione e mostrare solidarietà al popolo palestinese.
Boicottare
Purtroppo c’è chi dai conflitti trae profitto e quello che sta succedendo in Palestina ne è un esempio. Nel 2005 è nato il movimento BDS – boicottare, disinvestire e sanzionare, un’azione non-violenta, nata dal basso, che vuole far pressione su tutte quelle aziende che supportano o favoriscono le azioni di Israele contro il popolo e i territori palestinesi.
Per saperne di più:
– Leggi il rapporto di Francesca Albanese, inviata speciale delle Nazioni Unite “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” (https://www.un.org/unispal/document/genocide-as-colonial-erasure-report-francesca-albanese-01oct24/)
– Scarica App come BoyCat e NoThanks, inquadrando il codice a barre dei prodotti che vuoi comprare mostrano il coinvolgimento dell’azienda produttrice nei crimini israeliani (i codici a barre dei prodotti israeliani iniziano con “729”).
Restare uniti
Sono moltissimi i coordinamenti territoriali che organizzano eventi, raccolte fondi, raccolte alimentari: partecipa alle proteste e ai presidi.Se vuoi fare un’esperienza di volontariato puoi visitare la pagina dell’Union of Agricultural Work Committees (UAWC), un’Organizzazione Non Governativa considerata fra le più grandi istituzioni per lo sviluppo agricolo in Palestina.
Sostenere gli aiuti umanitari
Dona a sostegno di un’associazione che si impegna a fornire assistenza alla popolazione della Striscia di Gaza. Noi abbiamo scelto Emergency, che è presente con un team di persone nella Striscia e offre assistenza sanitaria attraverso una clinica che ha costruito e gestisce nell’area di al-Qarara. Tramite questa struttura, Emergency offre primo soccorso, stabilizzazione di emergenze medico chirurgiche e trasferimento presso strutture ospedaliere. Stiamo raccogliendo fondi da destinare a questa e ad altre associazioni.
fonti:
Medici Senza Frontiere – https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/gaza-msf-distribuzione-della-ghf-e-un-massacro-mascherato-da-aiuto-umanitario/
Legambiente – https://www.legambiente.it/news-storie/fermate-israele/
Committee to Protect Journalists – https://cpj.org/