I camini della Keritaly a Bondeno di Gonzaga (MN) sotto esame della Corte europea per inquinamento.

Legambiente Lombardia è costituita a sostegno della provincia di Mantova

Legambiente Lombardia: “Ci opponiamo ad ogni tentativo di svilire le norme europee sulle autorizzazioni di attività produttive suscettibili di produrre severi impatti su ambiente e salute.”

Gli esterni dell’impianto di Keritaly a Bondeno di Gonzaga MN) ph.: lafenicegc.com

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Si è svolta ieri a Lussemburgo l’udienza pubblica della Corte di giustizia dell’Unione Europea, nell’ambito della causa Keritaly, azienda ceramica con impianti produttivi a Bondeno di Gonzaga (MN). Legambiente Lombardia si è costituita a sostegno della Provincia di Mantova per contestare (ad opponendum) la decisione dell’azienda di innalzare i limiti delle emissioni in atmosfera a livelli ben superiori ai limiti prescritti dall’autorizzazione ambientale.

Nel 2023 ARPA Lombardia, nel corso di un controllo, aveva rilevato emissioni atmosferiche di sostanze organiche volatili (VOC) molto al di sopra di quanto prescritto nell’autorizzazione ambientale, ottenuta nel 2019 dalla Provincia di Mantova. L’azienda era stata, a seguito di ciò, diffidata dalla Provincia al rispetto delle prescrizioni ma, anziché porre rimedio alla grave difformità, aveva ritenuto di poter affrontare il problema chiedendo una modifica a suo dire ‘non sostanziale’ dell’autorizzazione ambientale che innalzasse i limiti emissivi, così da poter continuare a rilasciare indisturbata gli stessi inquinanti.

Al mancato pronto riscontro da parte della Provincia (che aveva peraltro ricevuto l’istanza all’inizio di agosto 2023), l’azienda aveva dunque comunicato di poter operare in regime di silenzio-assenso.  La Provincia aveva quindi contestato la decisione con provvedimenti, forti anche di pareri di ARPA e di ATS Valpadana che rilevavano, oltre alla difformità rispetto a quanto autorizzato, la criticità tutt’altro che irrilevante dell’impatto sanitario legato alle emissioni atmosferiche dello stabilimento.

A questo diniego della Provincia l’azienda ha quindi opposto ricorso, rivolgendosi al TAR di Brescia. Il giudice amministrativo, lo scorso giugno, ha ravvisato un possibile conflitto presente nella norma di recepimento italiana della direttiva sulle emissioni industriali, rimettendo la questione alla Corte di Giustizia europea. L’udienza in sede europea di ieri, durata circa due ore e mezza, è stata caratterizzata da un intenso confronto tra le parti e da numerose richieste di chiarimento da parte del Collegio, a conferma della rilevanza e complessità delle questioni sottoposte.

La Corte, in particolare, è chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità dell’art. 29-nonies del d.lgs. n. 152/2006 con il diritto UE, con particolare riferimento alla possibilità che, in caso di modifica non sostanziale di un impianto soggetto ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), il decorso del termine procedimentale determini la formazione di un titolo autorizzativo per silenzio-assenso. Legambiente, rappresentata dagli avvocati Amedeo Barletta ed Emanuela Beacco, ha evidenziato come tale meccanismo presenti profili di incompatibilità con la direttiva 2010/75/UE (Industrial Emissions Directive), che richiede un controllo preventivo effettivo sulle modifiche degli impianti suscettibili di impatto emissivo.

“Il sistema del silenzio-assenso in materia di AIA viola il diritto di accesso alla giustizia, in quanto impedisce un controllo pieno e trasparente su decisioni suscettibili di incidere sull’ambiente e sulla salute, ponendosi in contrasto con i principi del diritto dell’Unione europea e con le garanzie di partecipazione e tutela giurisdizionale effettiva,” denuncia Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Di fatto, le cittadine e le stesse amministrazioni locali si vedono lasciate all’oscuro di decisioni che possono determinare severi impatti su ambiente e qualità dell’aria, in procedimenti autorizzativi che devono invece prevedere la partecipazione e la discussione pubblica.”.

Nell’udienza innanzi alla Corte europea è emerso come anche la Commissione Europea esprima posizioni in toto convergenti con quelle sostenute da Legambiente Lombardia, evidenziando criticità analoghe in ordine alla compatibilità del meccanismo nazionale con il diritto della UE, e in particolare con i principi di precauzione e prevenzione previsti dai Trattati fondativi dell’Unione. La questione sottoposta alla Corte riguarda, in sintesi, la legittimità di un sistema nazionale che consenta la formazione di un titolo autorizzativo implicito anche in presenza di modifiche che, a posteriori, possano rivelarsi sostanziali: è precisamente il caso della Keritaly, che aveva ottenuto di vedersi esclusa dall’obbligo di VIA (valutazione d’impatto ambientale) a condizione di adempiere a precise prescrizioni volte a minimizzare l’impatto sulla qualità dell’aria. Prescrizioni che non sono però state rispettate.

Le conclusioni dell’Avvocato Generale sono attese per il 16 luglio 2026 e, a giudizio deilegali di Legambiente Lombardia Amedeo Barletta ed Emanuela Beacco, “la decisione che sarà assunta dalla Corte appare destinata ad assumere rilievo sistemico in tutti i Paesi Membri, incidendo sull’interpretazione della disciplina delle autorizzazioni ambientali e, più in generale, sui limiti di operatività del silenzio-assenso in materia ambientale, utilizzato come arma per eludere le norme anti-inquinamento della UE”.

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