Parco dell’Adamello: le migliori proposte da fare sulle aree protette sono quelle che ne aumentino l’estensione
La Lombardia è indietro sugli obiettivi europei, manca almeno il 20% da restituire agli habitat naturali
Le associazioni: “Per essere al riparo dai pericolosi attacchi visti negli ultimi mesi il Parco dell’Adamello ha bisogno di strategie innovative.”

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A Darfo Boario Terme (BS) Italia Nostra e Legambiente Lombardia, in collaborazione con il Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello, hanno incontrato i portatori di interesse per individuare strategie utili a una protezione attiva degli ecosistemi del Parco dell’Adamello, minacciato dalle proposte degli ultimi mesi.
Le aree protette sono un patrimonio straordinario se le si sa valorizzare, l’abbandono o peggio la loro riduzione sono indizio di una sconfitta amministrativa, non certo di una promozione economica tutta da dimostrare.
La Nature Restoration Law della Commissione Europea vede la Lombardia ancora molto indietro sulle aree da recuperare a questo patrimonio, con un 7% di aree protette contro almeno il 30% degli habitat in cattive condizioni da ripristinare entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050. Obiettivi difficili, ma anche sfide di innovazione e sviluppo indispensabili per resistere agli effetti della crisi climatica.
“Incontri come questo servono a definire proposte e strategie, ma al Parco dell’Adamello manca prima di tutto un governo forte e condiviso, che sappia esprimere gli interessi di tutti,” dichiarano le associazioni organizzatrici del convegno di Darfo. “In questi mesi abbiamo assistito a pericolose valutazioni al ribasso dell’area protetta montana di Vallecamonica. I parchi sono il futuro delle comunità residenti e uno scudo contro gli effetti della crisi climatica per tutti, a patto di non vederli come merce speculativa o risorsa da consumare ma come un capitale da far crescere.”.






