Milano Futura Ora: per ‘ora’ guarda al passato

Beppe Sala presenta Milano Futura Ora nella Sala Alessi di Palazzo Marino, Milano 9 maggio 2024

Federico Del Prete *

Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta, pare abbia scritto Paul Valery; se davvero questo aforisma fosse suo, dobbiamo ammettere che un disincanto del genere correva già negli anni Trenta del Novecento. Figuriamoci oggi.

Da allora di innovazioni ne sono arrivate comunque tante, sia in positivo sia – in massima parte, si direbbe – in negativo. La città da dove Valery scriveva è oggi la capitale europea della bicicletta, se non addirittura del rinnovamento urbano tout-court, avendo preso il testimone dalle veterane Amsterdam e Copenhagen e tagliato il traguardo in soli cinque anni. È a queste realtà che Milano fa riferimento, soprattutto quando il nuovo piano Milano Futura Ora presentato il 9 maggio dal sindaco è effettivamente supportato dalla rete di città che combattono in modo più strutturato di altre la crisi climatica, C40 Cities, di cui anche Parigi fa parte.

Ai primi di ottobre 2023 Beppe Sala, nel pieno di una stagione di lutti per la città provocati da una motorizzazione e da una cantierizzazione fuori controllo, aveva chiesto di essere affiancato da un gruppo di esperti, come se assessorati e direzioni non avessero le competenze tecniche necessarie per intervenire senza altre mediazioni su un tema tanto urgente. Sala non era però nuovo ad aver sconfessato le sue stesse forze, come quando in sostanza rifiutò di deliberare sull’ordine del giorno per una Milano Città 30 (scaduto a gennaio del 2024) o quando prima ancora (2022) aveva altrettanto irriflessivamente dichiarato che no, non si possono certo pedonalizzare tutte le scuole di Milano. Dichiarazioni impossibiliste (sic) in materia di cambiamenti reali sono tipiche del sindaco di Milano, l’ultima delle quali resa solo pochi mesi fa a commento del successo dei 30 Km/h a Bologna, con il suo gruppo di esperti in dirittura finale proprio sui temi della moderazione del traffico.

Come che sia, le proposte ricevute dagli esperti milanesi sono diventate un piano vero proprio, Milano Futura Ora, che recepisce solo in parte le proposte della task force, com’è stata chiamata. Il piano si divide in quattro filoni (zone scolastiche, sicurezza stradale, qualità dell’aria, logistica dell’ultimo miglio, tutti ambiti già avviati in precedenza) e due azioni (una campagna di comunicazione e sensibilizzazione, in autunno, e un piano per pedonalità e ciclabilità, non si sa quando). Le uniche novità sostanziali sono due: i nuovi incroci milanesi, come sono stati adeguatamente brandizzati, e la sperimentazione dei cuscini berlinesi – che ben presto troveranno, crediamo, la loro variante meneghina.

I primi prevedono per le intersezioni quattro attraversamenti pedonali anziché un massimo di due o tre come ora, e la cancellazione degli stalli di sosta per le automobili in prossimità delle stesse intersezioni, a favore di stalli per biciclette e mezzi in sharing, com’è giusto che sia; i secondi sono un modo straordinariamente economico ed efficace per ridurre la velocità dei veicoli motorizzati, favorendo la continuità della mobilità ciclistica e salvando vite.

Sono due provvedimenti importanti, peccato che dipendano dalle ubbie del ministro Salvini, che di andare a 30 Km/h o in bicicletta non parla se non facendo del sarcasmo – sulla pelle degli altri, ovviamente. La delibera che mette nero su bianco Milano Futura Ora non cita i numeri degli altri interventi annunciati e – timidamente – recepiti anche dai media, e comunque ‘non ha riflessi contabili’.

Non ha quindi futuro, dovremmo forse concludere, ma nessuno potrà toglierci un positivo ottimismo: tornando al sarcasmo letterario francese, per come siamo messi in Italia in fatto di mobilità Milano è comunque il migliore dei mondi possibile. Difficile essere meno che sarcastici, perché la vera novità del piano Milano Futura Ora è il suo perfetto sincronismo con un’altra disposizione del sindaco in fatto di mobilità, non annunciata durante la presentazione di Milano Futura Ora, al punto che questa sembra essere la cortina fumogena per l’altra: l’ennesimo pacchetto di deroghe ad Area B e Area C, fragili baluardi della qualità dell’aria e della vivibilità della città. Una deroga tanto più incomprensibile quanto più Sala dichiara di rifarsi alla Londra di Sadiq Khan e alle sue ULEZ (aree a bassissime emissioni, inquinanti).

Un ampio comunicato stampa dell’amministrazione, che comprende sprazzi di Milano Futura Ora senza però mai nominare né il piano in questione, né la task force, dà infatti conto di Modifiche alla disciplina di Area B e Area C per moto e diesel Euro 6, dove apprendiamo che continueremo a respirare biossido di azoto di ultima generazione fino al 30 settembre 2028. Di questa inaccettabile, ennesima deroga se ne danno anche le ragioni, che non crediamo opportuno commentare: “il mutato contesto economico, la crescita dei prezzi nel mercato automotive e il relativo costo sociale per i cittadini e, dall’altra, i progressi nell’innovazione tecnologica che non hanno raggiunto i risultati previsti.”

Per fortuna che uno dei filoni di Milano Futura Ora sarebbe la qualità dell’aria, e che alla presentazione è stata invitata una cardiologa a spiegare quanto sia importante respirare aria almeno decente, oltre a fare moto – possibilmente fuori dall’abitacolo di un’automobile.

Insomma, una giornata che avrebbe potuto essere decisiva per la città ha dato piuttosto l’impressione di un clown car effect, come direbbero gli statunitensi. Vale a dire, una situazione in cui le idee o gli argomenti che vengono fuori sembrino esageratamente ingarbugliati perché troppo numerosi, proprio come tanti clown che continuino a uscire da una automobile sproporzionatamente piccola. Che potrà anche essere Euro 6, naturalmente.

*Responsabile Mobilità e Spazio Pubblico, Legambiente Lombardia

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