
Nota della Segreteria nazionale sul referendum relativo alla separazione delle carriere in magistratura.
Nei prossimi mesi, con una data ancora da definire, si svolgerà il referendum sulla legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvata dal Parlamento nello scorso mese di ottobre. Le modifiche previste introducono la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, modificano la struttura di governo della magistratura, istituendo due distinti Consigli superiori e un’Alta corte disciplinare, prevedono il sorteggio per l’elezione, nei due Consigli, dei magistrati chiamati a farne parte. Si tratterà di un referendum cosiddetto “confermativo”, che non prevede un quorum minimo di votanti da raggiungere per essere valido.
Proposta dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene come una “riforma della giustizia”, lungi dal garantire una giustizia più capace di tutelare i diritti affermati dalla Costituzione, lascia trasparire, in realtà, nelle dichiarazioni di chi l’ha promossa un intento molto diverso, teso a “riequilibrare” i “rapporti” tra politica e magistratura. Come se il controllo di legalità non fosse esercitato dall’autorità giudiziaria nel rispetto della legge e delle sue prerogative costituzionali ma venisse condizionato da magistrati politicizzati e animati da pregiudizi nei confronti di chi esercita il potere legislativo ed esecutivo.
Il rischio, paventato in particolare dall’Associazione nazionale magistrati, anche se non previsto dalle complesse modificate normative introdotte con la legge costituzionale soggetta a referendum confermativo, è che alla separazione delle carriere facciano seguito altri provvedimenti finalizzati a condizionare l’autonomia della magistratura, indirizzandone l’attività di controllo sulla base di priorità stabilite da chi esercita il potere politico. Rafforza queste preoccupazioni il fatto che la separazione delle carriere è già oggi sostanzialmente favorita dalla cosiddetta riforma Cartabia, che ha introdotto criteri rigidissimi per l’unico eventuale passaggio tra le due funzioni che può essere richiesto da un magistrato.
È partendo da queste considerazioni che, come Legambiente, abbiamo deciso di partecipare alla costituzione del Comitato per il No promosso da realtà associative e sindacali.
Contribuiremo, dunque, alla campagna referendaria per chiedere che invece di approvare questa pseudo-riforma si facciano gli interventi strutturali, con adeguate risorse, utili a rendere più efficace e tempestiva l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese. Siamo da sempre impegnati per affermare principi di legalità, di rispetto dell’ambiente, dei diritti umani e sociali.
E sappiamo per esperienza quanto sia faticoso affermarli contrastando quei crimini contro l’ambiente purtroppo sempre più diffusi, in Italia e non solo. Abbiamo chiesto e ottenuto riforme di civiltà, come l’introduzione nel 2015 dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale.
E abbiamo salutato positivamente il decreto approvato da questo governo nell’agosto scorso, diventato legge dal mese di ottobre, che ha trasformato in delitti, con sanzioni adeguate, reati gravi come l’abbandono di rifiuti pericolosi e le spedizioni illegali.
Queste riforme devono essere affiancate ora da altri interventi legislativi, come il recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, ma soprattutto dal rafforzamento degli organici della magistratura, dal potenziamento delle attività di controllo svolte dalle forze dell’ordine e dalle Arpa. Temi purtroppo distanti dalle priorità della politica, quando interessano invece il cuore di una vera giustizia, rapida, efficace, orientata alla tutela di diritti fondamentali, come quelli dell’ambiente in cui viviamo e della nostra salute. Nulla cambierà, da questo punto di vista, se la riforma su cui siamo chiamati ad esprimerci con il nostro voto dovesse essere approvata.
Il nostro “No”, insomma, è come sempre nel merito ed è su questa modalità di partecipazione che cercheremo di dare il nostro contributo alla campagna referendaria, con iniziative che svilupperemo a partire dal mese di gennaio con i nostri avvocati dei Centri di Azione giuridica e con i confronti che promuoveremo tra chi sostiene, come noi, le ragioni del No, senza farne una campagna contro questo governo, sbagliata e controproducente, e chi, senza condividere gli intenti “punitivi” nei confronti della magistratura, sostiene le ragioni del Sì. Non sarà semplice sfuggire alle “polarizzazioni” che allontanano dal merito dei quesiti referendari ma è nel nostro modo d’intendere l’impegno, politico nel senso più autentico del termine, e associativo.
Roma, 12 dicembre 2025






