Sito di Interesse Nazionale Caffaro (BS): bonifica del sito industriale urgente, autorizzata e finanziata, ma sparisce il rinnovo di chi dovrebbe iniziarla e portarla a termine

Ennesimo ritardo per una delle aree simbolo dell’inquinamento in Italia: nessuna conferma per il commissario straordinario Mauro Fasano

Legambiente: “Il destino del SIN Caffaro è cruciale per la credibilità delle politiche ambientali italiane, ma il governo non sembra recepire questa priorità.”

La presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, il presidente del comitato nazionale AGESCI, Francesco Scoppola e il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani nel corso di un incontro pubblico per la campagna In Nome del Popolo Inquinato a Brescia il 12 marzo 2025

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Ha dell’incredibile la vicenda del SIN Caffaro: una delle aree più inquinate d’Italia, dove è ormai tutto pronto per la sospirata bonifica del sito industriale, non riesce ad avere proprio chi dovrà governare questo difficile processo.

La conferma al commissario straordinario, l’unico che può gestire i fondi e dirigere le imprese, è ferma per non si sa quale motivo. Pare che solo ieri il documento sia stato trasmesso alla Corte dei Conti che dovrebbe ‘bollinarla’, ci si augura in tempi brevi. A pagare, ancora una volta, è il popolo inquinato di Brescia, che da anni attende una soluzione.

La responsabilità della Caffaro, sancita dalla Corte di Giustizia Europea, per il sito bresciano vale 250 milioni di risarcimento, che non potranno quindi essere spesi chissà ancora per quanto tempo. Gli inquinanti, nel frattempo, continuano a contaminare le acque di falda e i terreni.

“Non c’è niente come non sapere cosa succede per rendere insostenibile e insopportabile il peso di chi abita in zone contaminate” dichiarano Barbara Meggetto e Danilo Scaramella, rispettivamente presidenti di Legambiente Lombardia e di Legambiente Brescia. “Si vanificano gli sforzi fatti fin qui e si pregiudica la fiducia duramente conquistata. Una vicenda, quella del documento fantasma della rinomina del Commissario, che pare essere ricomparso in queste ore, che fa perdere credibilità alle istituzioni e alle conseguenti politiche ambientali oltre ad alimentare conflitti locali. Ci si chiede come sia stato possibile e di chi sia la responsabilità.”

I ritardi amministrativi sono purtroppo la normalità, anche a livello nazionale: su 148.598 ettari di aree a terra inquinate ricadenti nei 41 SIN perimetrati, risultano solo 11 ettari bonificati l’anno, 35 reati di omessa bonifica dal 2015 al 2023 con Sicilia, Lazio e Lombardia le regioni con più illeciti. Una media bassissima, come mette in luce In nome del popolo inquinato, il report di ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera sullo stato delle bonifiche dei siti di interesse nazionale.

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