Giornata Mondiale dell’Acqua 2026, l’approfondimento di Legambiente sulla depurazione in Lombardia

La Lombardia continua a mostrare criticità nel trattamento delle acque reflue, nonostante i miglioramenti emersi dai controlli rispetto agli scorsi

La provincia di Brescia al centro degli agglomerati idrici ancora non conformi

Solo il 38% dei fiumi e il 51% dei laghi della regione raggiunge lo Stato Ecologico “buono” richiesto dalla Direttiva Acque UE.

“Rigenerare” l’acqua per mettere in sicurezza le nostre riserve in questi tempi incerti

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La depurazione è il sistema immunitario dell’acqua: invisibile, complesso, spesso dato per scontato, ma indispensabile per la salute delle comunità e degli ecosistemi. Come ci racconta, a livello generale, l’Atlante dell’acqua 2026 di Legambiente, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (domenica 22 marzo 2026), entro il 2030 lo stress idrico e la scarsità d’acqua interesseranno probabilmente metà dei bacini fluviali europei, rendendo indispensabile avere cura dell’acqua che abbiamo e di quella che restituiamo all’ambiente ogni giorno. Senza depuratori efficienti, ogni goccia utilizzata nelle città, nelle industrie e nelle campagne tornerebbe all’ambiente carica di sostanze organiche, eccesso di nutrienti, microinquinanti e agenti patogeni. Ma la crisi climatica, la crescita urbana e l’emergere di nuove sostanze contaminanti stanno mettendo sotto pressione un sistema che, in molti paesi — Italia compresa — mostra limiti strutturali e ritardi storici.

Il tema della depurazione

Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia per il mancato rispetto della Direttiva Acque Reflue Urbane (91/271/CEE). Oggi il Paese conta ancora all’attivo tre procedure di infrazione per la depurazione inadeguata e oltre ottocento agglomerati privi di sistemi fognari e depuratori conformi, pari al 28% di quelli a cui si applica la Direttiva del 1991 (oltre i 2.000 abitanti equivalenti).

Anche Regione Lombardia è stata coinvolta, a partire dal 2009, in tre procedure di infrazione per la violazione della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane. Al 2025 sono ancora attive due procedure: la prima, avviata nel 2014 (PI 2014/2059), che include formalmente 58 agglomerati. Lo Stato italiano ha già sostenuto il raggiungimento della conformità per 38 agglomerati ed il permanere in situazione di non conformità per 20 agglomerati, tutti nell’ATO di Brescia (Ambito Territoriale Ottimale, l’ente pubblico che organizza e controlla il Servizio Idrico Integrato: acqua potabile, fognatura e depurazione) e per i quali, nell’aggiornamento 2025, è previsto un costo totale stimato delle opere di circa € 215 Mln. La seconda procedura di infrazione è la 2017/2181 che coinvolge formalmente 47 agglomerati. Anche per questa procedura lo Stato italiano ha potuto sostenere, nell’aggiornamento 2026, il raggiungimento della conformità per 29 agglomerati ed il permanere in situazione di non conformità per 18 agglomerati, in gran parte a Brescia, con una necessità di interventi per un costo stimato di circa € 96 Mln.

Le conseguenze di assenza o scarsa depurazione hanno un impatto pesante sull’ambiente: scarichi non trattati o trattati male alimentano fenomeni di eutrofizzazione, aumentano contaminazioni microbiologiche che incidono sulla salute pubblica e sulla balneazione e compromettono la qualità ecologica dei corpi idrici. Gli scarichi di acque reflue urbane concorrono in modo significativo alla scarsa qualità dell’acqua. Secondo l’ultima classificazione di stato disponibile basata sui dati di monitoraggio del periodo 2014-2019 di Arpa Lombardia solo il 38% dei fiumi, e il 51% dei laghi raggiunge lo Stato Ecologico “buono” richiesto dalla Direttiva Acque. Anche città grandi e aree densamente popolate mostrano difficoltà: reti obsolete, tracimazioni, impianti privi di trattamenti avanzati, sottodimensionati rispetto ai carichi reali o alle fluttuazioni estive.

Secondo i dati di Arpa Lombardia, nel 2024 gli impianti controllati nella nostra regione con potenzialità autorizzata ≥2.000 AE (minore o uguale ai duemila Abitanti Equivalenti, soglia prevista dal D.Lgs. 152/2006, che definisce come gli agglomerati urbani debbano essere dotati di appropriati sistemi di trattamento delle acque reflue e sottoposti a controlli periodici), sono stati quattrocentodieci.

Di questi impianti, 10 (ovvero il 2,4% del totale) sono stati dichiarati “Non Conformi” perché non hanno rispettato i limiti previsti o perché è stata riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. Complessivamente, il periodo 2015-24 si distingue positivamente dal biennio 2013-14, dove le percentuali di impianti “Non conformi” costituivano rispettivamente il 21% e 18% degli impianti controllati.

Per quanto riguarda invece i parametri di tabella 2 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. (Fosforo totale e Azoto totale – P tot e N tot), nel 2024 dei 410 impianti controllati, 227 sono quelli risultati soggetti anche al rispetto dei limiti per i parametri P e/o N totali; 7 di questi impianti (ovvero il 3% tra quelli soggetti) sono risultati non conformi per la media annuale di P totale e/o N totale prescritta in autorizzazione o si è riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo.

Nell’anno 2024 sono stati giudicati non valutabili 15 impianti, a causa di interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli impianti di depurazione.

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