La Lombardia mette all’angolo le rinnovabili e spiana la strada ai data center senza la necessaria regolamentazione

Legambiente Lombardia, CGIL Lombardia, Associazione Ambiente e Lavoro chiedono modifiche alle norme, per accelerare la transizione energetica e digitale e fermare il consumo indiscriminato di suolo provocato dai data center

Un’immagine di Palazzo Lombardia visto dal grattacielo Pirelli (ph.: Legambiente Lombardia)

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Domani martedì 12 maggio il Consiglio Regionale discuterà e approverà due norme cruciali per il futuro tecnologico ed energetico della nostra regione.

La prima è quella relativa alle aree idonee per l’installazione di impianti a energie rinnovabili: nella prima regione italiana per consumi energetici, la riduzione della dipendenza da metano e altri combustibili fossili è sicuramente una grande priorità per famiglie e imprese.

Ciò dipenderà in modo sostanziale dalla fonte fotovoltaica, oggi l’unica tecnologia disponibile a costi più che competitivi per soppiantare la generazione elettrica da fonti fossili. Tra il 2023 e il 2025 la Lombardia ha installato oltre 2500 MW di nuova potenza fotovoltaica, sia su coperture che con impianti al suolo di taglia industriale.

“Mentre la crisi energetica diventava sempre più grave per le bollette di famiglie e imprese, la corsa alle installazioni, anziché accelerare in virtù del crescente vantaggio economico, nel 2025 è crollata del 30% rispetto all’anno precedente, a causa di sempre maggiori difficoltà autorizzative,” dichiarano Legambiente Lombardia, CGIL Lombardia e Associazione Ambiente e Lavoro. “Un dato che ci allontana dagli obiettivi di produzione energetica pulita, pacifica e a costi sostenibili. Per questo, la norma chiamata a mettere ordine sulle aree idonee per le rinnovabili, ampliando le categorie di aree idonee definite con la legge nazionale, sarebbe stata l’opportunità per ridare vigore allo sviluppo di questa fonte. Peccato che la proposta di legge regionale dimezzi invece le ambizioniche in un primo testo presentato nel 2025 aveva fissato l’asticella a 12.000 MW rinnovabili installati entro il 2030.”

Intanto la giunta regionale lombarda, per tener buoni gli industriali, racconta loro la storiella illusoria del nucleare: un’ipotesi davvero irrealistica ma che, se anche dovesse andare in porto, difficilmente immetterebbe (costosa) energia in rete prima della fine degli anni Quaranta!

Nello stesso giorno in cui i consiglieri lombardi voteranno una norma destinata a rallentare la corsa delle rinnovabili – i cui impianti, se posati al suolo, a fine vita possono tranquillamente essere smontati e smaltiti – le stesse mani si alzeranno per votare una legge che spalanca, senza reali regole e vincoli, le porte alle big tech USA e alle grandi società immobiliari, per agevolare l’atterraggio sui suoli lombardi del cemento di nuovi immensi data center: una norma dotata di risibili e inefficaci disincentivi al consumo di suolo attraverso il riutilizzo di immobili dismessi, e per questo destinata trasformare i pochi campi agricoli rimasti in Lombardia in una tentacolare piattaforma europea di data center.

“È fuori discussione che si tratti di una grande opportunità per l’economia e l’occupazione lombarde,” continuano le associazioni, “ma è anche un ulteriore elemento di preoccupazione perché, oltre a consumare suolo in modo definitivo, l’uso indiscriminato dei data center aumenterà la dipendenza dall’importazione di elettricità ed energia fossile, con conseguenti costi crescenti per famiglie e imprese, e con un impatto pesante sul riscaldamento climatico. È necessario inoltre definire, per gli occupati nel settore, un lavoro di qualità, fatto di diritti economici e normativi.”.

Entrambe le norme che il Consiglio Regionale si appresta ad approvare vanno peraltro in direzione opposta agli impegni che lo stesso ha preso nella Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile: dove si esplicitano, vanificandoli, precisi obbiettivi di riduzione delle emissioni, di produzione di energie rinnovabili e di consumo zero del suolo.

Legambiente, CGIL, Associazione Ambiente e Lavoro chiedono ai consiglieri di votare gli emendamenti necessari a:

– impedire che siano costruiti nuovi data center consumando ulteriore suolo, imponendo che la loro realizzazione avvenga esclusivamente riutilizzando aree ed immobili dismessi;

– rimuovere gli ostacoli che impediscono di realizzare la potenza elettrica rinnovabile di cui la Lombardia ha bisogno per ridurre le importazioni di gas e petrolio sempre più costosi.

Il voto in Consiglio sarà cruciale per evitare che i nostri consumi di energia fossile alimentino circuiti viziosi di guerre e cambiamenti climatici, a costi che graveranno sulle famiglie, sui lavoratori e sulle lavoratrici delle imprese lombarde.

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