Osservatorio Città e Clima: in aumento gli eventi avversi in aree urbane effetto del cambiamento climatico

Periodi prolungati di siccità, ondate di calore, violente piogge ed esondazioni, black out sono anche conseguenze delle errate gestioni del territorio troppo urbanizzato e impermeabilizzato

Il 2022 è stato uno degli anni più siccitosi degli ultimi decenni, a partire già dall’inverno, durante il quale sono caduti in Lombardia mediamente meno di 50 millimetri di pioggia, oltre l’85% in meno rispetto al 2021, con conseguenze sull’agricoltura, incendi e livelli minimi di fiumi, laghi e riserve idriche. In valore assoluto, secondo i dati di Arpa Lombardia, nel primo trimestre 2022 sono mancati tre miliardi di metri cubi d’acqua rispetto al 2021. A giugno la neve sulle Alpi era già totalmente esaurita, con oltre 40 giorni di anticipo rispetto alle annate medie. I laghi e gli invasi alpini, risultavano ai minimi storici del periodo, con accumuli di riserva idrica insufficienti a sostenere i fabbisogni irrigui delle campagne lombarde e la generazione idroelettrica. Quando la pioggia è scesa, in maniera copiosa, i terreni si sono dimostrati incapaci di gestire la portata, dando luogo ad alluvioni e smottamenti, come accaduto nella notte tra il 27 e il 28 luglio in Val Camonica, dove è caduta in poche ore la stessa quantità di pioggia caduta sulla provincia di Brescia nei sette mesi precedenti, causando l’esondazione dei torrenti Re e Corbello.
La siccità si è accompagnata anche ad un’ondata di calore. A luglio si sono registrate temperature record in diverse città lombarde: a Brescia e Cremona 39,5°C, a Pavia 38,9°C e a Milano 38,5°C, con una crescita della domanda di energia, e di conseguenza la pressione sulla rete elettrica, del 35% in poche settimane.
 
È il quadro dipinto dall’Osservatorio CittàClima di Legambiente, nel cui dossier annuale vengono analizzati i dati riguardanti gli eventi avversi che le aree urbane italiane devono fronteggiare a causa dei cambiamenti climatici.
 
«Periodi prolungati di siccità, ondate di calore, violente piogge ed esondazioni, black out sono tutti effetti del cambiamento climatico in atto, ma anche delle errate gestioni del territorio troppo urbanizzato – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – In particolare nell’area della Città Metropolitana di Milano (32% del suolo impermeabilizzato secondo i dati Ispra), come in Brianza e nel Varesotto, si è modificata in maniera importante la risposta idrologica e climatica del territorio, generando fenomeni di surriscaldamento estivo e eventi alluvionali più intensi e frequenti».
 
Nel rapporto trovano spazio le descrizioni di interventi infrastrutturali importanti per la messa in sicurezza del territorio, come il programma di sistemazione idraulica del Seveso a protezione del territorio di Milano dalle inondazioni. La storia della metropoli lombarda ci dice che l’impermeabilizzazione del territorio, se non ver­rà fermata o invertita, finirà col rendere obsoleta ogni soluzione ingegneristica messa a punto per governare gli estremi climatici. «Per evitare di inseguire le emergenze con nuove opere ingegneristiche che artificializzano sempre di più il territorio, siano esse canali scolmatori o vasche impermeabili, occorre un cambiamento di approccio: bisogna puntare a ripristinare la piena funzionalità del sistema idrografico, eliminando le strozzature artificiali e le tombinature dei corsi d’acqua, restituendo ai fiumi gli spazi di loro pertinenza e al suolo la propria permeabilità. Per questo Legambiente Lombardia sta lavorando a progetti con diversi partner proprio per estendere il ricorso alle cosiddette nature based solution nell’ambito degli interventi infrastrutturali» conclude Meggetto.

GUARDA LA MAPPA INTERATTIVA DEL RISCHIO

Nel dossier spazio anche alle buone pratiche con la segnalazione del progetto Bicocca Lab. L’Ateneo milanese ha presentato il piano di transizione ecologica e digitale del campus basato sulla rigenerazione dello spazio urbano valorizzando gli edifici esistenti. Piazze smart e sempre più verdi per la didattica all’aperto, aree relax e velostazioni per favorire la mobilità dolce, installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita, depavimentazione delle piazze del campus per mitigare l’isola di calore e cinque ettari di verde e 450 nuovi alberi, grazie ai quali si prevede di assorbire più di 100mila kg all’anno di CO2.

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