Progetto data center a Bollate: Legambiente Lombardia ricorre al TAR

Il centro di elaborazione dati dovrebbe sorgere al posto di dodici ettari di terreni verdi in un’area densamente urbanizzata tra Parco Nord Milano e Parco delle Groane

Legambiente: “La Lombardia è piena di aree dismesse, insediare nuove attività industriali su suoli liberi porta benefici solo agli operatori coinvolti e non risolve anzi aggrava i problemi del territorio.”

Un’immagine del progetto per un Centro Elaborazione Dati a Bollate (The Blossom Avenue / Città di Bollate)

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Legambiente Lombardia ha depositato il proprio ricorso al TAR Lombardia contro la decisione della Città di Bollate di autorizzare la costruzione di un nuovo data center in una vasta area rimasta miracolosamente verde, collocata a ridosso della tangenziale Nord.

L’azione legale sostiene la vertenza territoriale che da mesi vede protagonista il circolo bollatese dell’associazione, concretizzata in iniziative di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza, in particolare della adiacente frazione di Cassina Nuova. Quella interessata dal data center è una vasta area, di quasi dodici ettari, per la quale da decenni è prevista una destinazione urbanistica produttiva che non si è però mai concretizzata.

Tra le motivazioni si cui si fonda il ricorso di Legambiente vi è proprio la intervenuta scadenza del piano urbanistico che aveva confermato la destinazione produttiva dell’area, oltre al fatto che nella procedura di valutazione ambientale non si è adeguatamente considerato l’impatto rilevante delle opere necessarie a realizzare l’elettrodotto interrato ad alta tensione, che dovrebbe attraversare con un tracciato di ben sette chilometri il territorio dell’abitato di Bollate e del Parco delle Groane, per collegare il data center alla cabina elettrica di Ospiate.

I Centri di Elaborazione Dati (data center) sono opere che investono principalmente il territorio del Milanese, già oggi il maggior polo di sviluppo in Italia di queste infrastrutture per l’immagazzinamento e la gestione dei dati. Lo sviluppo del distretto milanese del data-tech è sicuramente una importante opportunità economica, ma la localizzazione dei nuovi poli non può prescindere dal riutilizzo di aree dismesse, perché di certo la metropoli milanese, e in particolare l’area a Nord del capoluogo, ha già sacrificato troppi suoli a edifici e infrastrutture.

Quella in cui dovrebbe “atterrare” il nuovo CED è un’area strategica per la rete ecologica metropolitana: l’abitato di Cassina Nuova si colloca infatti i tra le aree agricole superstiti che si collegano al Parco delle Groane e gli adiacenti campi della Balossa, nel Parco Nord Milano. Si tratta di un corridoio ecologico cruciale, anche per mitigare i severi impatti subiti con la costruzione della Tangenziale Nord, che richiederebbe azioni di paziente ricucitura territoriale, piuttosto che un nuovo grande intervento di cementificazione.

“Il nostro ricorso pone questioni cruciali anche in merito ad aspetti che sono stati troppo a lungo controversi, sull’applicazione della normativa urbanistica regionale e delle leggi nazionali, di derivazione europea, che presiedono alla valutazione degli impatti dei grandi interventi di trasformazione del territorio,” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Al di là degli aspetti di natura procedurale, quello che ci preme affermare è il principio che nel territorio della Lombardia, e a maggior ragione nel Nord Milano, le nuove funzioni produttive devono essere occasioni di riabilitazione delle troppe aree abbandonate dall’industrializzazione dei decenni passati.”

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